Modica, Paolo Garofalo si dimette: “Lo rifarei”
Il presidente del Consiglio comunale non ci sta. “Vengono meno le condizioni di serenità e di democrazia all’interno della civica assise, per via della presenza inquietante del consigliere Gerratana. E’ per questo che rimetto il mandato ricevuto dal consiglio comunale”. Il colpo a sorpresa del presidente Paolo Garofalo, arriva nel corso della seduta consiliare di lunedì sera. Tutto inizia con il dibattito circa l’impossibilità di deliberare su tre punti inseriti all’ordine del giorno: acquedotto di contrada Zappulla, regolamento Tarsu e randagismo. Dopo gli interventi di alcuni capigruppo, è il consigliere comunale del Pdl, Nino Gerratana ad intervenire. “Come consiglieri non accettiamo – ha detto l’azzurro – che qualcuno ci venga a fare lezione sul regolamento comunale. Siamo tenuti a conoscerlo ma più di noi lo è il presidente del Consiglio ed è lui che dovrebbe accorgersi di quali punti non si possono deliberare. Ma il fatto che il Presidente – ha continuato Gerratana – non conosca il regolamento lo testimonia il fatto che io ho presentato una mozione d’ordine lo scorso 11 dicembre, con richiesta urgente di inserimento al primo consiglio comunale utile, e non l’ha ancora fatto. Purtroppo va ammesso – ha attaccato il consigliere del Pdl – che è incapace di svolgere il ruolo di presidente. L’unico ruolo in cui riesce ad eccellere è quello di microchippare i cani”. Rumori di fondo in aula, sino a quando non prende la parola il diretto interessato. “Visti i continui attacchi del consigliere Gerratana – replica Garofalo -, strumentali e diretti alla persona e all’istituzione. Visto il suo modo di fare politica, fatto di prevaricazione ed attacchi, opposto al mio fatto di dialogo e confronto. Visto che dalle sue parole emerge il fatto che stia eseguendo delle indagini, non so a che titolo, sul mio conto, vengono meno le condizioni di serenità e di democrazia all’interno del consiglio comunale. Non cederò mai – ha continuato ancora il presidente del Consiglio comunale – alle minacce, ai ricatti, alla persecuzione alla persona e all’istituzione. Visto che non sono legato alle poltrone, non ho alcuna difficoltà a rimettere in mano del consiglio il mandato ricevuto. Non posso rappresentare l’istituzione con una presenza così inquietante come quella del consigliere Gerratana. Non mi sento gratificato a rappresentare questo modo di agire, inquietante e lesivo di ogni forma elementare di democrazia”. Garofalo si è dunque alzato dallo scranno presidenziale e si è allontanato, lasciando l’aula. Al suo posto il Segretario comunale ha dunque chiamato il consigliere “anziano”, Michele D’Urso. La seduta è dunque ripresa con la parola a tutti i capigruppo per le dichiarazioni consequenziali alla scelta dell’oramai ex Presidente. Solidarietà bipartisan e critiche alle accuse di Gerratana, da cui ha preso le distanze anche il gruppo consiliare dal Pdl sia col vicecapogruppo Bartolo Azzaro che col capogruppo Luigi Carpenzano. “Una vergognosa aggressione verbale – è stato il commento del Partito Democratico modicano -. Il consigliere Gerratana ha, ancora una volta, offeso la seconda carica istituzionale del comune di Modica e quindi l’intero civico consesso e i cittadini da questo rappresentati. Rinnoviamo – si legge nella nota di solidarietà a firma del coordinatore cittadino del Pd, Giancarlo Poidomani – la nostra fiducia nei confronti del consigliere Garofalo e lo invitiamo a ritornare sui propri passi e ad accettare di essere riconfermato nella carica”. Anche il sindaco Antonello Buscema, sebbene in vacanza per due giorni, ha inviato un messaggio di solidarietà a Garofalo. “Siamo estremamente convinti – ha scritto Buscema anche a nome di tutta la Giunta – che la decisione forte e traumatica serva a cogliere due obiettivi: riportare la serenità di dialogo all’interno del consiglio e far in modo che Paolo Garofalo torni a gestire la massima assise modicana”. “E’ questo il suo gioco – commenta a freddo Nino Gerratana -. Quella delle dimissioni è una scelta strategica. Vuole passare per vittima agli occhi della città, farsi riproporre candidato alla carica e farsi rieleggere per poter dire di essere il Presidente di tutto il consiglio. Se è coerente – continua ad attaccare Gerratana – non si deve più riproporre”. Di contro Garofalo, a mente fredda si dice “sereno ed anzi – assicura – lo rifarei”.
Giorgio Caruso







