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La saggezza e la solidarietà di Giorgio La Pira

lapira“Intelligente è colui che punta soprattutto su ciò che lo differenzia dagli altri. Io ho la laurea e tu no. Io so chi è Thomas Mann e tu no. Io ho ascoltato una volta una sinfonia di Mahler e tu mai. Saggio è invece colui che è interessato soprattutto alle cose che ha in comune con gli altri. Sono tante. Non tutte onorevoli. Ragione di più per esserne curioso, per tentare di capirle. La saggezza educa alla modestia salutare”. Così Beniamino Placido, nel suo ultimo articolo di critica televisiva, liquidava con l’ennesimo sberleffo la trombonaggine degli intellettuali italiani. Questa disponibilità al dialogo e al confronto animò la vita e le opere di Giorgio La Pira, ricordato dalla sua Pozzallo con un’iniziativa di alto livello culturale, significativamente intitolata “Abbattere i muri e costruire i ponti”. Un’intenzione che animò anche la partecipazione di La Pira ai lavori dell’Assemblea Costituente. Il prof. Giuseppe Speciale, dell’Università di Catania, ha rilevato l’onestà intellettuale con cui La Pira formulò la proposta di far precedere la Costituzione da un preambolo di natura spirituale, che individuasse un punto di convergenza nel riconoscimento di una realtà superiore. L’estrema civiltà con cui l’ipotesi fu rifiutata dagli altri Padri Costituenti e il senso di responsabilità che indusse La Pira a ritirarla umiliano e svergognano l’inqualificabile bassezza del dibattito politico attuale. Il contributo di La Pira fu, ad ogni modo, determinante, come testimonia la formulazione dell’art. 2 della nostra Costituzione, che impone allo Stato di garantire “i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità”, e di richiedere “l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”. Solidarietà che è stata al centro dell’azione politica di La Pira, hanno ricordato padre Aldo Tarquini, che ne ha postulato la causa di beatificazione, e don Salvatore Cerruto, provicario generale della Diocesi di Noto. La Pira sosteneva infatti uno statalismo di natura cristiana, che promuovesse l’intervento pubblico per aiutare l’economia e garantire ai lavoratori condizioni di vita dignitose. Giudicava le differenze tra poveri e ricchi una grave ingiustizia sociale e un insulto a Dio. L’obiettivo primario della sua azione politica era la difesa dei diritti “dei disoccupati, dei sottoccupati, dei miseri che ormai da molti anni gettano tanta dolorosa ombra sul volto del nostro Paese: un volto che, per via di queste ombre dolorose, cristiano certamente non è”. Un interventismo che metteva in discussione la ricchezza dei pochi per alleviare le sofferenze dei dannati della terra. Luigi Sturzo non gradì e si oppose. La Pira respinse le critiche con inusitata durezza, definendo il suo atteggiamento “liberale e rinunciatario”. Il ricordo di Giorgio La Pira, a più di un secolo dalla nascita, sarebbe pertanto una sterile commemorazione, una vuota cerimonia, un rituale privo di senso, se non si ponesse l’accento sulla sua interpretazione attiva del messaggio cristiano, come un’istanza egalitaria contro i soprusi del potere, un invito al riscatto sociale delle classi più deboli, e soprattutto una parola che esige un’immediata messa in pratica. Parlare di La Pira senza agire come La Pira significherebbe tradirlo.

Valerio Rosa

Commenti (1)

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  1. Gianfranco Di Martino scrive:

    Bello leggere cose interessanti, scritte bene e da un tuo compaesano. Bravo Valerio, continua così.

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