Caso presunte violenze alla Licciardi: la CGIL alza la voce
Dopo la denuncia fatta dalla signora Romina Licciardi in conferenza stampa lo scorso 6 febbraio relativamente alle presunte violenze carnale e alle molestie subite circa 10 anni fa da un alto funzionario della CGIL, il sindacato è voluto intervenire sull’argomento fornendo alcune precisazioni:
“In ordine alle circostanze riferite dalla sig.ra Licciardi agli organi di stampa, deve rilevarsi che già nel pomeriggio del 28 gennaio u. s., nel contesto di una diffida risarcitoria (che indica anche il nome del soggetto che si sarebbe reso responsabile della tentata violenza), la sig.ra Licciardi aveva portato a conoscenza di dette accuse la CGIL di Ragusa. L’indomani , giorno 29 gennaio u.s. la CGIL, ha trasmesso detta missiva alla competente Procura della Repubblica presso il Tribunale di Ragusa chiedendo che siano accertati, ove sussistenti, i fatti di reato denunciati. A dimostrazione del fatto che questa organizzazione non ha nulla da nascondere e chiede che siano acclarate, ove esistenti, eventuali responsabilità penali personali. Ciò detto, non ci si può esimere dal rilevare che suona davvero strano che, per denunciare fatti talmente gravi, si sia atteso per oltre nove anni. Tale perplessità aumenta, ove si consideri la motivazione addotta dalla sig.ra Licciardi per giustificare detto lungo silenzio e cioé il timore di ritorsioni sul piano lavorativo. A far data dall’ottobre 2002 e per quasi due anni, fino al giugno del 2004, la sig.ra Licciardi è stata componente della Segreteria della CGIL composta da soli tre membri e che Segretario Generale è stato, a far data dall’ottobre 2002 e sino al marzo del 2008, per oltre sei anni, il sig. Tommaso Fonte, convivente della sig.ra Licciardi dal maggio 2003 a tutt’oggi. Lo stesso Tommaso Fonte, già prima dell’ottobre del 2000 era componente della segreteria provinciale e responsabile dell’organizzazione. E’ naturale chiedersi chi avrebbe mai potuto porre in essere ritorsioni sul posto di lavoro in danno della sig.ra Licciardi dato che coloro i quali avevano il potere di farlo erano proprio la sig.ra Licciardi ed il di lei convivente di ora e di allora? E’ naturale chiedersi a quali escalation fa riferimento la sig.ra Licciardi se a far data dall’ottobre 2002 e sino al giugno del 2004, dopo avere ricoperto la carica di componente della Segreteria, la stessa non ha più messo piede alla CGIL in quanto in aspettativa per l’espletamento dell’incarico di Consigliera di pari opportunità dal luglio del 2004. A far data dal 16 settembre 2009, dopo il rientro dall’aspettativa, la stessa risulta essere in malattia e per tale ragione è regolarmente assente dal posto di lavoro. Quale è l’elemento di vessazione e/o di mobbing se la CGIL contesta l’assenza ingiustificata dal posto di lavoro alla dipendente in malattia che partecipa, in orario lavorativo, al tavolo di presidenza di una conferenza o presente,almeno sino ad ieri, presso un ufficio pubblico, l’ULPMO di Ragusa. Strano poi lamentare pretesi tentativi di mobbing quando la CGIL ragusana ha continuato, per tutta la durata dell’incarico di Consigliera di Parità, a concedere alla signora Licciardi in prestito ingenti somme non ancora restituite. Invero detto ambitissimo incarico (vengono nominate soltanto 9 Consigliere in tutta la Regione Sicilia e restano in carica per ben 5 anni) è stato cercato con forza dalla sig.ra Licciardi e non solo per il prestigio e la visibilità ad esso connessi ma anche per l’indennità di carica che supera, di gran lunga, il doppio della retribuzione al tempo percepita dalla sig.ra Licciardi. Altro che aspettativa senza retribuzione! In ordine alle rivendicazioni salariali e retributive della ricorrente deve rilevarsene l’assoluta infondatezza. Non si comprende, invero, perché la sig.ra Licciardi, oltre ad affidarsi al Giudice del Lavoro come qualsiasi altro cittadino, ritiene di dovere convocare una conferenza stampa per lamentare (inesistenti) danni retributivi e/o contributivi. Così come non si comprende, ricoprendo lei e il suo convivente l’incarico di segretaria provinciale e segretario generale per anni, nelle postazioni quindi di massimo potere e responsabilità, come non abbiano provveduto alla pretesa mancata regolarizzazione. Le denunce della sig.ra Licciardi, compreso il presunto tentativo di licenziamento,tramite conciliazione, che sarebbe stato messo in atto dalla CGIL, sembrano rispondere ad una logica ad orologeria che vede, in concomitanza, l’attacco frontale alla O.S.– sul piano giudiziario- da parte del suo convivente sig. Tommaso Fonte. I fatti denunciati dalla sig.ra Licciardi sono palesemente falsi ed infondati, strumentalmente mistificati, pure farneticazioni dettate dalla mancata conferma di consigliere di pari opportunità e da un intento meramente speculativo al fine di ottenere ingenti somme di denaro. Con tali azioni mediatiche e giudiziarie si vorrebbero prevaricare le decisioni e le valutazioni squisitamente politiche e sindacali degli organismi democratici della CGIL”. Questa è stata la risposta della CGIL lo scorso 6 febbraio, poche ore dopo la denuncia della Licciarci. Ieri, invece, in tarda serata, è stata diffusa un’altra nota alla stampa dall’attuale segretario provinciale della CGIL di Ragusa, Giovanni Avola, che riportiamo integralmente:
“Un altro tassello, di cui nessuno francamente sentiva la necessità, si è aggiunto alle nostre prese di posizioni, legittime e puntuali, in replica alle tesi esposte dalla signora Licciardi in conferenza stampa. Non posso, però, non sottrarmi a rispondere alle invettive, peraltro non nuove e non poco interessate, di Tommaso Fonte al quale vorrei solo dire alcune cose semplici e di facile comprensione. L’attuale segreteria, assieme a quella nazionale e regionale, nulla sapeva per quanto di nostra conoscenza su quanto denunciato dalla signora Licciardi; solo in queste ultime settimane il presunto tentativo di violenza carnale ci è stato reso noto. Ciò detto non si comprende del come mai, nella qualità di segretario generale dell’organizzazione, Fonte, non abbia mai denunciato il presunto tentativo all’autorità giudiziaria come invece ha, prontamente, fatto questo segretario e questa segreteria confederale che ha troppo rispetto di questa organizzazione contrariamente a quanti l’hanno denigrata, osteggiata e sfruttata. Non avere adempiuto a tale obbligo e aver tenuto per anni nel cassetto questo gravissimo e inaudito episodio, ove dovesse risultare vero, costituisce grave responsabilità non solo per quello che si è, ma soprattutto per quello che si rappresenta. Ce ne d’avanzo per affermare che Fonte sì che doveva, a suo tempo, rimettere il mandato per manifesta incompetenza a guidare un sindacato come quello della CGIL e per incapacità a tutelare diritti elementari di una dipendente sindacale, non posta, a sentire Fonte, a poter operare con serenità all’interno dell’organizzazione proprio negli anni in cui, chi grida oggi allo scandalo chiedendo le mie dimissioni, ricopriva la carica di segretario generale della CGIL di Ragusa. Doveva dimettersi chi per sette anni ha ricoperto la carica di massimo dirigente provinciale della CGIL e non ha saputo o voluto (?) eliminare, ove esistente, il clima di mobbing orizzontale e di persecuzione in danno della propria compagna e dipendente; doveva dimettersi chi, in palese conflitto di interessi, ha reiteratamente ordinato che ad una dipendente in aspettativa senza retribuzione ( ma con il raddoppio della indennità a carico della Regione !) venissero prestate ingenti somme in parte mai restituite. La CGIL non è una banca! Sono dell’avviso, nel rispetto dei trentasettemila iscritti alla CGIL di Ragusa oggi impegnati nella stagione congressuale che affronta i temi drammatici della perdita e della mancanza di lavoro, di non voler alimentare polemiche di questo tipo con chicchessia. Intendo mantenere un profilo alto, come impone la storia della CGIL, nella consapevolezza che chi accusa oggi e ha omesso di denunciare ieri, rendendosi complice del denunciato clima omertoso, non merita nessun rispetto e nessuna risposta. La questione è, ormai noto, all’attenzione del giudice e non ho dubbi che la magistratura farà piena luce sulla vicenda. Questo gruppo dirigente e quanti hanno un compito di responsabilità all’interno dell’organizzazione, diversamente dallo stile del passato, tuteleranno il suo buon nome in tutte le sedi dove questo sarà necessario e opportuno”.
Una vicenda piuttosto complessa, quella che sta vivendo la CGIL, e che, siamo sicuri, continuerà ad animare le cronache provinciali anche nei prossimi giorni.
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